Accumulare libri NON è per forza una cosa bella

Vi confido una cosa: ultimamente sto più tempo del solito su internet.
Questo ovviamente non perché sono un colto e lungimirante scansafatiche o perché ho di recente compiuto l’impresa di iscrivermi su Instagram (a proposito, seguitemi se vi va!).
O meglio: non solo per queste cose.

L’ultima novità infatti è che ho un debole nello scovare documenti (di solito articoli) che riguardano quello che tratto in questo blog, ossia narrativa, fantasy e sapete-voi.
Sono pertanto dei materiali che leggo e che poi diventano oggetti delle mie riflessioni scritte del lunedì: questo è successo con il mio j’accuse verso il politically correct, quando tempo fa difesi il fantasy o quando dissi la mia sulla faida secolare tra Walt Disney e Tolkien.

Oggi sostanzialmente avviene una roba simile, solo che mentre negli scritti citati sopra ho sempre linkato l’articolo da cui traevo ispirazione…beh, oggi non sarà così!
E non per fare uno sgarbo a qualcuno, ci mancherebbe altro, ma perché l’argomento è talmente comune che è stato discusso da molti (se non tutti), e in modo troppo positivo a mio avviso.

Ma il punto è: accumulare libri è davvero una cosa bella?

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ACCUMULATORI SERIALI. Se girate bene su internet, facendo le relative ricerche, ci sono innumerevoli articoli che parlano di queste figure, gli accumulatori seriali di libri, dipingendoli nel modo migliore possibile.

Ma chi sono questi tizi?
L’accumulatore seriale è una delle “razze” di lettore più conosciuta in assoluto, che si contraddistingue per le proprie azioni: è quell’individuo che ha una pila di trenta o quaranta libri da leggere e, nonostante questo e seppur nolente, volge sempre a incrementare questa cifra suo malgrado.
Dovete sapere infatti che l’accumulatore seriale è un tipo molto istintivo, poiché appena possiede in tasca qualche decina di euro lui/lei si catapulta direttamente nella prima libreria a tiro e ne esce SEMPRE con qualche nuovo acquisto.
Ovviamente se dovesse leggere qualcosa, allora sceglierebbe SEMPRE il libro comprato più di recente, facendo continuare a prendere polvere a quel romanzo comprato nel lontano novembre del 2003, che attende paziente di essere ancora aperto.

L’accumulatore seriale, però, è anche un tipo molto orgoglioso: appena tu, essere umano normale, gli fai notare con fare critico la sua tendenza “conservatrice”, lui/lei gonfia il petto, si mostra con estrema fierezza e prende le tue parole come un complimento o una implicita descrizione di un pregio.
Tant’è che proprio queste figure in Giappone vengono chiamate “tsundoku”, ossia lettori che non sono consci di avere il disturbo ossessivo-compulsivo di comprare e conservare libri (che, se sommato alla fierezza citata prima, fa tutto un <<figo, guarda mamma, sono un disagiato mentale!>>).

Ironia e sarcasmo a parte, come detto l’accumulare libri viene visto con molta positività, perché dà valore a ciò che non è stato letto e quindi sprona a leggere, a scoprire nuove cose.
Bello. Peccato che non sia vero niente.

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PREGI E DIFETTI. Accumulare libri non è per forza una cosa bella, almeno io la penso così (anche io accumulavo, piccola confidenza).
Mi rendo conto però che il giudizio non può bastare senza un’accurata e mirata analisi che valuti i pro e i contro di essere accumulatori seriali e che suggerisca una valida alternativa comportamentale.

Partiamo dalle cose belle, dai pregi, specificando subito che l’accumulatore seriale di pregio ne ha soltanto uno: è un impulso economico davvero rilevante.
L’accumulatore ha il vizio di conservare, di archiviare, che a sua volta si traduce con il comprare più spesso.
Diventa quindi una forza economica, una fonte di guadagno innegabile per scrittori, case editrici e librerie sia piccoli che grandi.
Ed è un dettaglio, questo, da non trascurare e da rendere onore.

Sfatiamo ora un tabù: molti credono che l’accumulatore seriale legga di più perché ha più disponibilità materiale, ma questo è palesemente falso.
L’accumulatore non legge più di qualsiasi altro lettore proprio perché altrimenti non accumulerebbe: la pila di libri resta sempre lì, dimenticata e impolverata, e il suo impulso, messo su una base psicologica, non è tanto “comprare per leggere di più” ma è “comprare per avere di più”.
E’ un’azione compulsiva, la loro, che ha un solo scopo, ossia comprare quel tomo per “vederlo posseduto”.
Che a sua volta per logica non vuol dire essere più attivi come lettori!

L’ultima cosa riguarda l’indole caratteriale dell’accumulatore, che verso i suoi libri è demotivato e geloso: demotivato perché non legge il libro comprato due mesi fa ma quello comprato l’altro ieri, non smaltisce la pila, e se lo fa allora per ogni libro “smaltito” ne compariranno tre “da collezione”.
Geloso perché l’accumulatore difficilmente vede i propri libri lontani dal proprio possedimento: quasi sempre non presta né tantomeno regala un tomo della sua pila (non parlo dei singoli, ovviamente), meglio che stia lì a fare la polvere.

Ecco, piccola domanda: tutto questo non è una forma di mancanza di rispetto verso gli stessi libri?

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UNA NUOVA VIA. Per me sì, c’è una sorta di mancanza di rispetto verso i libri che formano la pila.
Ma Dio santo, se fossi un autore di un romanzo e vedessi il mio libro archiviato in uno scaffale che naviga nella polvere mi incavolerei e non poco.
Hai comprato un libro? Leggilo. Cristo.

Il primo passo per non essere accumulatori seriali? Non accumulare.
Lo so, sembrerebbe banale, ma la vedo così: l’amore che nutre l’accumulatore verso i suoi libri è di certo innegabile e indiscutibile, eppure penso sia accettato universalmente che la cosa migliore che si possa fare con un libro e nei confronti di un libro sia una sola: leggerlo.
Caro accumulatore che in questo momento mi starai tanto odiando, facciamo una scommessa: ti sfido a non comprare più nulla per un certo periodo e a leggere i trentasette tomi che hai abbandonato sugli scaffali.
Ce la farai? E’ la cosa migliore che tu possa fare con i tuoi libri, credimi.

Non archiviare, però, non può bastare.
La seconda fase è quella che io chiamo “lettore attivo”.
Il vero lettore, cari signori, non è quello che legge, o almeno non solo fa quello; il vero lettore è chi interagisce sulla base di ciò che ha letto.
Tradotto: dopo aver smaltito la pila, parla dei libri che hai letto con parenti, amici, anche sconosciuti.
Dì la tua, confrontati, consiglia, arriva ad aprire un blog o a prestare i tuoi libri, se sono persone fidate.
Dalli via, fai arricchire altre persone.
Il vero lettore non è chi archivia. Il vero lettore è chi comunica ciò che ha letto, chi lo urla al vento, chi si pone l’obiettivo di espandere il piacere che ha vissuto.
Non accumulare. Sii attivo.

A giovedì con le microstorie (forse)! Altrimenti ci becchiamo settimana prossima!

7 risposte a "Accumulare libri NON è per forza una cosa bella"

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  1. Confesso il crimine! Sono una mezza accumulatrice seriale! Dico mezza perché in realtà non ne compro poi tantissimi e cerco sempre di leggere qualcuno di quelli che già ho prima di buttarmi su nuovi acquisti. Però ogni tanto pure io cado in tentazione ahah 😉

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    1. Fui anche io colpevole!
      In ogni caso io non ero a mio agio a guardare la pila di libri che possedevo: stavo male, avevo un senso di ingratitudine verso ciò che compravo e poi non leggevo.
      Da qui è nato sto articolo (anche da qui).
      Grazie per lettura e commento! 😉

      Piace a 1 persona

  2. Mi è piaciuto l’articolo perché mi ha portata a riflettere su una questione interessante: qual è il limite tra collezionare e accumulare? L’accumulare è qualcosa da condannare?
    Anche l’atto di collezionare avviene per mera soddisfazione personale. In ogni caso, è vero che ultimamente è un fenomeno molto diffuso, soprattutto tra le book-blogger che fanno le foto delle nuove uscite o di mille young adult.
    Sicuramente comprare i libri e non leggerli non fa onore ai libri stessi, però ci sono tante cose che compriamo per mera soddisfazione personale: action figure, vestiti, scarpe, addirittura alcuni Barbie… In alcuni casi è una vera e propria patologia, (come citato anche da te), ma non credo che – grazie a Dio – sia il grado più diffuso. Altrimenti le piccole e medie case editrici non sarebbero in crisi e non lotterebbero contro Amazon ecc. Diciamo che in definitiva credo che sia nocivo essere ossessionati in generale e potenzialmente lo si può essere da qualsiasi cosa. Inoltre è difficile sapere quante persone comprano e archiviano effettivamente anziché leggere. Inoltre, quanto dovrebbe essere il tempo massimo che può intercorrere dall’acquisto alla lettura? Chi lo sa, magari hanno 37 libri, ma in 5 anni li leggono tutti. Secondo me è un fenomeno difficile senza considerare tutti questi fattori.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie.

      Io penso pure che le differenze siano minime tra l’accumulatore, il collezionista e lo “tsundoku”.

      -L’accumulatore ha un piano di lettura scoordinato e impreciso.
      La sua non è una patologia (come lo “tsundoku”) né un piano utile che abbia il fine di possedere determinati tomi per poterli annoverare sui propri scaffali (il collezionista): l’accumulatore è un impulsivo ma non ha un disturbo, compra ciò che lo attira con la promessa di leggere, ed è una promessa che non riesce a mantenere.
      Ciò che compra diventa un breve oggetto del suo desiderio, salvo poi essere sostituito da un altro titolo.
      Da lì nasce la pila che parte da libri comprati nel 2003.

      -Il collezionista di solito è uno che conosce bene ciò che compra(facci caso, spesso legge più volte lo stesso romanzo), programma i suoi acquisti, e non è istintivo ma è anzi solitamente appassionato di un genere o di una saga o collana di libri.
      A mio avviso è proprio questa passione che lo distingue dall’accumulatore: mentre quest’ultimo è morboso e ha un attaccamento “temporaneo” verso ciò che compra (un libro che diventa oggetto del desiderio per un breve periodo, sostituito poi da un altro tomo), il collezionista adora ciò che compra, legge e la ama indistintamente senza limiti temporali.
      Anzi, spesso il collezionista è quella persona che ogni mese legge un passo dei propri libri preferiti.
      È quindi un amore incondizionato e non limitato dal tempo.

      -Lo tsundoku invece è vittima di un disturbo.
      Sono quelle persone con il disturbo ossessivo-compulsivo di entrare spesso in libreria e spendere una determinata cifra per un acquisto che non è programmato: essendo impulsivo (come disturbo), lui entra nella libreria, adocchia un tomo e lo compra.

      Grazie per il (bel) commento, Tundre.
      Non ho voluto parlare personalmente del collezionista, ma almeno noto chi fa approfondimento senza la squallida saccenza di chi si finge indignato nei confronti di ciò che scrivo 🙂 😉

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