Belgariad: Società e Politica

Non ho voluto dare un titolo eclatante all’articolo e neanche uno più generico. In poche parole, ho finito di leggere i primi due libri de Il Ciclo di Belgariad: mi sono piaciuti molto, ma farne una recensione dove io, lettore comune uscito dal nulla, rilascio i miei pensieri e i miei giudizi mediocri mi sembra solo uno spreco bello e buono.
Nel lavoro di David Eddings, però, ho notato che ci sono diversi punti di riflessione, note da riportare, discorsi non narrati dallo scrittore ma comunicati comunque, in modo implicito, al lettore. Concetti nascosti, celati, ma presenti e tangibili, di cui si prende diretta coscienza anche se l’autore non li ha mai menzionati, neppure con una singola parola.
E’ un processo questo che su questo blog è stato già fatto tante volte, mi ricordo i numerosi articoli su Queste Oscure Materie, su American Gods, su Shannara, che voglio riportare, approfittando delle mie letture correnti, dopo diverso tempo.

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SOCIETA’ DELINEATA. La primissima cosa che ho notato all’interno della narrazione di David Eddings è come l’autore abbia dipartito la società Alorn e Angarak non soltanto in nazioni con schieramenti ben precisi, come vedremo in seguito, ma persino a precise corrispondenze: ad ogni regno riportato corrisponde un popolo ben distinto. Infatti, seguendo la storia, il narratore ci racconta che le popolazioni Alorn si sono suddivise in Stati indipendenti per preservare meglio il Globo del dio Aldur.
L’elemento rilevante di tutto questo, però, è il seguente: ogni popolo, all’interno della narrazione eddingsiana, non possiede solamente dei background culturali e storici, ma ha persino delle componenti etniche ben caratterizzate non solo dalle apparenze, ossia dall’aspetto e dalle qualità fisiche, ma pure da delineamenti caratteriali ben impostati e che non si basano sul singolo individuo ma che tutti i membri dello stesso popolo hanno in comune.
La società ritratta ne Il Ciclo di Belgariad non è pertanto individualista, rifiutandosi pertanto di ergersi attorno alla figura e alle qualità del singolo character, ma fortemente collettivista: ogni popolo ha un’anima propria, una indole ben impostata i cui individui all’interno condividono con serenità e fierezza, vivendola e interpretandola molto più di un semplice tratto distintivo.
Così gli Algariani sono allevatori di cavalli e onesti nelle amicizie e nelle alleanze, i Cherek sono navigatori e guerrieri rumorosi e rozzi, i Drasniani sono bravi a commerciare e risultano essere ottime spie, e così via.

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POLITICA. Le popolazioni, come detto, col passare del tempo hanno dato vita a dei veri e propri Stati, che a livello di ordinamento politico si identificano quasi tutte in monarche ereditarie rette da vere e proprie famiglie reali.
Politicamente, però, che rapporto c’è tra questi singoli Stati?
A livello storico le popolazioni Alorn condividono la stessa origine che sia genetica, culturale e sociale, nonostante delle evidenti differenze tra di loro, quindi risulta assai logico (e la narrazione di Eddings lo conferma) che ci siano rapporti di alleanze equilibrati a livello strategico, rapporti commerciali fluenti, accordi bilaterali, e via discorrendo.
In tutto questo, però, è il panorama storico della stessa saga che dà forse quella che è la motivazione principale dei legami stretti tra le singole nazioni, e la suddetta motivazione storica è quella di preservare il Globo di Aldur, un gioiello epocale con cui il dio Aldur compiva straordinari prodigi, rubato prima da Torak, rivale del dio, e poi da Zedar l’Apostata.
Sendaria, Cherek, Drasnia, Arendia, Algaria, Tolnedra e Ulgoland prima degli eventi narrati erano tutti uniti a livello politico per fare da “scudo”, per preservare il Globo e trattenerlo presso l’isola di Riva, e lo sarebbero stati anche dopo il furto dello stesso gioiello.
Nonostante ciò, però, non mancano i conflitti interni dentro questa alleanza: è il caso dell’Arendia, che subisce la guerra civile per il controllo del territorio tra più fazioni, i Mimbrate, gli Asturian e i Wacune.

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IL PRESUNTO RAZZISMO. Ovviamente anche David Eddings ha avuto nel corso della sua vita i suoi detrattori così come li ebbero Lovecraft, Brooks e Tolkien.
Ho avuto infatti modo di leggere qualche discussione su Reddit (per chi non lo conoscesse, è un sito di intrattenimento basato sui vari interessi delle persone) e pure su vari forum in giro per l’internet (a proposito, le sopra citate discussioni sono facilmente reperibili digitando le giuste parole sul vostro motore di ricerca), che hanno sbandierato con forte insistenza teorie di dubbia costruzione e, soprattutto, di ardua attendibilità: abbreviando il discorso, si fa leva sulla possibilità di un ipotetico e presunto razzismo da parte di David Eddings dimostrato nella narrazione de Il Ciclo di Belgariad attraverso l’esempio dei Murgo, popolazione vile, malvagia, dedita ai sotterfugi e abitante di zone desertiche e sterili di vegetazione, caratteristiche che tutti gli individui di questa razza hanno in comune.

Perché è una teoria errata? Semplicemente perché non tiene conto in primis della vera natura sociale del razzismo e in secundis della composizione della società rappresentata nella saga.
Il razzismo infatti nasce laddove prospera il pregiudizio, laddove vengono coltivate credenze di cui il razzista è effettivamente convinto ma che, nella realtà dei fatti, non hanno sussistenza di esistere: “i neri rubano”, “i terroni non lavorano”, “gli ebrei complottano” hanno valenze generiche e che si appiccicano in maniera inumana a tutta una fascia di persone.
Nella narrazione di Eddings non avviene una cosa del genere proprio perché manca il pregiudizio stesso, e manca proprio per il tipo di società che lo stesso Eddings ci rappresenta: fortemente collettivista, dove ogni popolo ha caratteristiche caratteriali, usi e costumi propri, ben precisi e delineati, e che ogni individuo condivide.
Dire che un Cherek ama i banchetti e la caccia non è un pregiudizio perché nella natura dei rapporti sociali de Il Ciclo di Belgariad quella è una caratteristica veritiera e assodata per tutti i Cherek, e Garion, Pol e messer Lupo lo sanno così come sanno che i Drasniani sono ottime spie e i Murgo sono plasmati dalla cattiveria del loro dio: nessun pregiudizio, solo caratteristiche etnico-caratteriali puntualmente rappresentate.

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