Purgatorio: la missione morale di Dante

Due anni fa inaugurai qui su Il Nido del Corvo una rubrica chiamata “storia della letteratura” in cui, col passare del tempo, abbiamo parlato delle chansons de geste, dei romanzi epico-cavallereschi, di Beowulf e così via. Tutti gli articoli citati sono ancora presenti qui su questo blog.
Tratto di solito degli argomenti che mi piacciono di più, senza la presunzione di sventolarmi come “esperto”, riportandoli come semplici riassunti di argomenti assai vasti.
Sempre due anni fa scrissi “Inferno: la missione morale di Dante”, che non si discosta da quanto ho presentato con la suddetta rubrica, in quanto allo scopo. Ho notato solo di recente che l’articolo è piaciuto, per cui oggi voglio proporre una analisi breve e concisa del Purgatorio, la seconda Cantica della Divina Commedia, seguendo lo stile degli articoli scritti fino ad oggi. 

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RIEPILOGO. Proprio riprendendo l’articolo precedente, quali dei suoi concetti possono essere validi anche per questo?
Innanzitutto quello che resta lo scopo morale di tutta l’opera dantesca, quello di risanare spiritualmente il potere centrale imperiale e quello ecclesiastico attraverso ciò che rappresenta “il viaggio”: all’epoca in cui Dante scrisse la Commedia (tra il 1304 e il 1321, gli anni del suo esilio per intenderci), l’Impero di Federico II era dilaniato da lotte intestine all’interno dei feudi germanici con l’Italia abbandonata al proprio destino, mentre la Chiesa era in preda ad una sete di potere sia politico che geografico, dimenticando di pari passo il suo ruolo spirituale nella società.
Il viaggio di Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso ha l’obiettivo di indicare la retta via, la strada maestra sia alla sfera civile che a quella clericale, volgendo a rivestire i due poteri con i valori etici da cui hanno avuto origine.

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STRUTTURA. Quando si parla delle anime del Purgatorio ci si riferisce ad anime già salve, che si sono pentite in fin di vita. Si tratta pertanto di un regno di purificazione (e non di condanna come l’Inferno) per coloro che hanno vissuto lontano dal volere morale di Dio ma che solo successivamente hanno deciso di avvicinarsi.
Il Purgatorio viene descritto come un’enorme montagna a forma di cono al centro dell’emisfero australe e proporzionalmente contrapposta alla città di Gerusalemme, che si trova nell’emisfero boreale.
Strutturalmente la montagna è formata da tre parti: Antipurgatorio, Purgatorio e Paradiso Terrestre.

Il viaggio di Dante inizia ovviamente dalla base della montagna, l’Antipurgatorio stesso, accompagnato ancora da Virgilio; è qui che, tuttavia, si accorge di avere sette “P” impresse sulla fronte: sono i sette peccati capitali, e anche lui, come le anime salvate, dovrà compiere un viaggio di purificazione prima di accedere in Paradiso.
Dante nota che le anime del Purgatorio vengono raccolte alla foce del Tevere, traghettate da un angelo verso la montagna e accolte ivi da Catone l’Uticense, custode di tutto il Purgatorio.
Come detto, l’Antipurgatorio è la parte iniziale dell’imponente montagna ed è qui che si trovano coloro che devono ancora attendere prima di accedere alle Cornici, ossia al Purgatorio vero e proprio.
L’Antipurgatorio è così suddiviso in base alla fascia di peccatori:
Contumaci: le anime che sono morte dopo essere state condannate e scomunicate dalla Chiesa, devono scontare un periodo di pena pari a trenta volte il tempo in cui sono risultati ribelli alla Chiesa.
-Pigri a pentirsi: sono le anime che si sono pentite solo all’ultimo momento, a causa della loro pigrizia, condannate a restare in questa fascia per tutto il tempo in cui hanno vissuto.
-Morti per forza: i morti per violenza subìta che hanno peccato per tutta la vita.
-Principi negligenti: re e governanti che hanno amministrato il proprio potere politico senza provare il timore di Dio.

Superato l’Antipurgatorio e salendo sempre più verso l’apice della montagna, compaiono le già anticipate Cornici, fasce organizzate di penitenza per i peccatori.
In ognuna di queste Cornici ci sono esempi della virtù opposta al peccato che si sconta, mentre anche qui, come nei gironi infernali, è presente il contrappasso dantesco, ossia la legge secondo cui la pena commutata deve essere uguale e contraria alle colpe commesse in vita.
Dante e Virgilio così camminano lungo un percorso di sofferenza e salvezza che li porta alla prima Cornice, quella dei superbi, anime che camminano curvi poiché costretti a trasportare grossi macigni e che guardano così il basso proprio a causa del fare altezzoso assunto mentre erano in vita.
La seconda Cornice è quella degli invidiosi, incapaci di guardare con l’odio che li ha contraddistinti perché hanno le palpebre degli occhi cucite con il filo di ferro.
Gli iracondi occupano quella che è la terza Cornice, dove tutte le anime corrono a perdifiato dentro una coltre oscura che irrita gli occhi tanto quanto il fumo della collera che hanno nutrito in vita.
Man mano che avanzano lungo quel raccapricciante palcoscenico, Dante prova una pena sempre più crescente verso i risparmiati al Purgatorio.
E’ il turno della quarta Cornice, dove gli accidiosi corrono per scacciare la pigrizia che ebbero in vita, e la quinta Cornice, occupata dagli avari e prodighi, stesi sul pavimento col volto a terra.
Infine ci sono la sesta Cornice e la settima Cornice, che presenta rispettivamente i golosi, consumati dalla fame e dalla sete, e i lussuriosi, che camminano lungo un muro di fiamma, il fuoco della passione che non riuscirono ad arginare in vita.
Dante giunge così nel Paradiso Terrestre, ma la sparizione di Virgilio che gli comunica che non può seguirlo in quei luoghi a causa della sua natura dannata gli provoca angoscia e disperazione. Compare così Beatrice a soccorrerlo e incoraggiarlo, senza risparmiare al poeta il rimprovero dei peccati che l’hanno fatto giungere nella selva.
Dante, così, è pronto ad accedere al Regno di Dio: il Paradiso.

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SCELTE STILISTICHE. L’atmosfera narrata nel Purgatorio resta tuttavia ben diversa da quella cantata nell’Inferno: per quanto possa essere innegabile la natura raccapricciante delle scene raffigurate, è Dante stesso che esprime un clima di serenità e pace interiore che deriva innanzitutto da color che son contenti/nel foco, ossia le stesse anime che, nonostante la sofferenza arrecatagli, sono ben lieti di essere consapevoli della loro salvezza, e che è espressa con un linguaggio meno aspro e duro della Cantica infernale, tant’è che quello del Purgatorio risulta più leggero e frivolo.
E’ il cosiddetto plurilinguismo dantesco, destinato a mutare ancora una volta con la Cantica del Paradiso, dove Dante, in quel caso, usa in linguaggio ben più elevato ed austero.

Si conferma inoltre la duplice natura del tempo della Commedia anche in questa cantica, con la sfumatura oggettiva temporale, relativa all’eternità delle esistenza ultraterrena, e quella soggettiva di Dante, concentrato sul suo viaggio.

 

 

 

 

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