Folklore Italiano -La Pantàsema, il Munaciello e il Krampus-

La maggior parte tra voi conosce già questa rubrica, ma per coloro i quali si stanno trovando qui per caso ho il sacrosanto dovere di presentarla: Folklore Italiano è la rubrica de Il Nido del Corvo dedicata alle figure leggendarie dell’immaginario collettivo degli italiani nel corso della storia.
L’obiettivo dichiarato è quello di riscoprirle insieme, di catalogarle in base alla zona di provenienza e al periodo storico in cui le leggende sono nate.
La scorsa volta abbiamo parlato di tre figure particolari, della Giubiana, del Lauro e dell’Anguana (l’articolo lo trovate qui), mentre oggi ne rispolveriamo altre tre, ciascuna proveniente da altrettante zone d’Italia: stiamo parlando della Pantàsema, del Munaciello e del Krampus.

pantàsema
Pantàsema.

LA PANTASEMA. Il viaggio di oggi parte dal centro Italia, per essere più precisi nelle zone dell’entroterra del Lazio e dell’Abruzzo, con la Pantàsema. 
Il termine “pantàsema” è annoverato tra le espressioni dialettali della zona e significa precisamente “fantasma”, tant’è che la descrizione di questa figura folkloristica non si discosta dal suddetto termine, anzi: la Pantàsema è raffigurata con le sembianze di uno spettro , una donna dal volto inespressivo e terrificante.
“Pantàsema”, però, è anche una festa di fine estate che si svolge sempre nei territori laziali e abruzzesi: la tradizione vuole che, per salutare la stagione estiva, venga preparato un fantoccio da far sfilare per le strade dei paesi seguito da carri allegorici e ragazzini vestiti con abiti tipici del luogo.
A simboleggiare l’addio all’estate è proprio il rogo del fantoccio, che avviene nella piazza principale.

munaciello
Munaciello.

IL MUNACIELLO. Il Munaciello è una figura folkloristica tipica di Napoli e dintorni.
Fisicamente, il Munaciello è un ragazzino di bassissima statura vestito solo con un comune saio ed in genere viene additato come una figura benevola ma, a volte, pure dispettosa.
Il folklore napoletano non indica con precisione dove risiede la creatura, anche se del Munaciello si sa che è più probabile trovarlo in chiese sconsacrate e vecchi monasteri e che conosca con assoluta precisione le vie più antiche di Napoli.
Il Munaciello, come detto, è solitamente benevolo e dispettoso ma totalmente innocuo, e si comporta in svariati modi: lascia qualche moneta agli umili, nasconde gli oggetti alle persone poco gradite e arriva anche a palpeggiare le belle donne.
In nessun caso, però, ne va ricercata la presenza: pena un lungo periodo di malesseri e disgrazie sul malcapitato. Solo il Munaciello stesso può decidere se rivelare la sua presenza e, in quel caso, si manifesta solo agli sventurati: a questi il Munaciello chiede di seguirlo, conducendoli nelle zone più vecchie della città, dove è nascosto un tesoro. Nessuno sa come il Munaciello abbia accumulato quel tesoro e neanche vuole qualcosa in cambio o la promessa di un futuro rimborso: la creatura potrebbe indispettirsi a richieste del genere.

Sulla nascita del Munaciello ci sono diverse leggende.
La più importante è quella riportata da Matilde Serao nel suo “Leggende Napoletane” (1881), secondo cui la creatura sarebbe realmente esistita.
Era il 1445, Napoli si trovava sotto il regno di Alfonso V d’Aragona e Caterinella Frezza, figlia di un mercante, e Stefano Mariconda, figlio di una famiglia poverissima, erano innamorati.
L’unione, però, veniva osteggiata dalla famiglia di Caterinella che non vedeva di buon occhio le umili origini di Stefano, per cui i giovani furono costretti a organizzare incontri clandestini.
Durante uno di questi incontri, i due giovani vennero scoperti dalla famiglia Frezza, e Stefano fu ucciso brutalmente davanti agli occhi dell’inerme Caterinella.
Qualche mese più tardi, Caterinella, incinta di Stefano, chiese e ottenne di poter entrare in un convento: qui diede alla luce un bambino deforme, col corpicino minuscolo e la testa troppo grande.
Negli anni successivi, la donna pregò tanto la Madonna affinché questa donasse la salute al piccolo e cominciò a vestire il bambino con abiti ecclesiastici (da qui “munaciello”).
Ben presto però il bambino cominciò a vagare per le strade di Napoli e divenne così oggetto delle superstizioni dei napoletani. In particolare se il piccolo indossava il cappuccio rosso allora, secondo le suddette credenze, ci sarebbero stati eventi benevoli nel futuro prossimo; viceversa, se la testa gigante era adornata da un cappuccio nero, Napoli sarebbe stata oggetto di disgrazie e carestie.
Dopo diverso tempo il bambino scomparve improvvisamente: il popolo incolpò il diavolo che, a causa delle fattezze del piccolo, lo portò via con sé, ma Matilde Serao riporta sempre in “Leggende Napoletane” che in una cloaca sarebbero state ritrovate delle ossa di piccole dimensioni, avanzando l’ipotesi di un omicidio compiuto sempre dalla famiglia Frezza.

krampus
Krampus.

IL KRAMPUS. Ci spostiamo nell’estremo nord del Paese, un po’ più a est, precisamente in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia, con la figura del Krampus.
Il termine Krampus deriva dal tedesco krampn (“morto”, “putrefatto”) e indica un demone cornuto con sembianze animalesche (solitamente di capra) vestito di stracci che dà la caccia ai bambini cattivi e prende a frustate i malcapitati.
La leggenda narra che diverso tempo fa un gruppo di giovani, sia per goliardia che per combattere la carestia, si travestivano con pelli e corna di animali e andavano a terrorizzare la gente, depredando pure le scorte invernali dei contadini. A loro insaputa, però, si era inserito nel gruppo un demone terrificante e pertanto i giovani chiesero aiuto al vescovo Nicola per esorcizzare la bestia diabolica. San Nicola vinse lo scontro e il Krampus, il suddetto demone per l’appunto, da quel giorno fu costretto a servirlo per tutta l’eternità.

In Trentino e nel Friuli (ma anche nella provincia bellunese del Veneto), il 5 dicembre si festeggia questa evenienza, una autentica sfilata in cui passa per primo San Nicola che distribuisce dolciumi ai bambini e poi i Krampus, uomini mascherati che armeggiano bastoni e catene.
Attenzione alla maschera, però: toglierla o farsela togliere davanti alla folla in festa comporta disonore e sventura per lo smascherato!

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