Perché gli italiani leggono poco?

Quello di oggi sarà un articolo abbastanza breve, dove esprimerò un’analisi del tutto personale.
Qualche settimana fa sull’altro blog che gestisco, ossia Quarta di Copertina, ho letto l’articolo del mio collega Daniele, il quale narra una sua esperienza personale circa il rapporto individuo-famiglia-libro.
Ora non sta a me riassumerlo, l’articolo è breve, leggero e intrattenente e vi invito a leggerlo, basta cliccare sul riferimento.
A me l’articolo è piaciuto e le conclusioni finali che suggerisce le condivido in parte (non del tutto), ma tanto sono bastate a farmi riflettere su determinate questioni la cui ottica va forse spostata  sotto un contesto generico piuttosto che particolare.
Spiegherò meglio questo punto più tardi, ci arriveremo con calma.
Al momento le domande da porci e verso cui bisogna dare una risposta sono: gli italiani leggono? E se non leggono di chi è la colpa?

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I DATI UFFICIALI. Per rispondere alla prima domanda è assolutamente necessario affidarci a dati statistici.
Dati statistici che nel complesso danno un resoconto chiaro e netto: no, gli italiani non leggono.
Scendendo nei dettagli, i dati Istat registrano uno stabile 40% di lettori che arrivano a leggere un libro all’anno (la media selezionata), dove a livello demografico sono gli individui dagli 11 ai 14 anni e dai 60 in su a leggere di più e dove a livello geografico si nota un divario notevole tra Nord e Sud.
In Europa l’Italia si conferma agli ultimi posti, esattamente quintultimi dietro Serbia, Belgio, Austria, Romania e Francia.
Per farvi un pochino rendere meglio la portata di quanto registrato, vi dico che su dieci italiani ben sei non leggono.
Sono dati estremamente negativi, da convertire nei tempi più immediati possibili, anche se ciò è impossibile farlo senza un’analisi approfondita che possa offrire un quadro più completo di questa situazione.
Perché gli italiani non leggono? Quali sono i meccanismi che non funzionano?

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SCUOLA E/O FAMIGLIA? Quando si parla di questa fascia di persone “ostili verso i libri” e si cerca di capire il motivo della difficoltà a leggere un libro all’anno, si fornisce sempre una risposta che puzza (e parecchio anche) di pressappochismo di bassa lega, ossia: <<dipende in quale conteso familiare si vive>>.
E’ una risposta questa che scarica direttamente le colpe al nucleo familiare, ad esempio i classici genitori che ad un ragazzino di dieci anni regalano uno smartphone invece di un libro, e così via.
Analizzando un po’ questa cosa non dico che sia errata, anzi: un genitore deve poter sollecitare un figlio a leggere dei libri proprio perché dal genitore deve partire il meccanismo di fornire i più importanti esempi di vita civile, e in questo discorso rientra perfettamente il costruirsi un bagaglio culturale.

Tutto questo processo, però, non deve mai lasciare le vesti dell’ “invito” e indossare quelle della “forzatura”: la lettura del resto deve essere SEMPRE una ricerca ed esperienza personale, altrimenti il risultato che si ottiene è l’esatto contrario di quello sperato, ossia un disincentivo continuo e spinoso che fa apparire l’azione del leggere come un’attività artificiosa e non sincera.
Il problema in tutto questo si pone allorquando i genitori, in questa tecnica di incentivare alla lettura, vengono lasciati soli: l’emergenza di un popolo che non legge non può restare confinato entro le mura famigliari, ma anzi DEVE assumere un valore collettivo, sociale, e per superarla bisogna fin da subito rivolgersi alle generazioni più giovani.

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Come rivolgersi ai ragazzi, ai più giovani? E’ semplice.
“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” dice l’articolo 1 della nostra Costituzione, ma alla base di esso e alla base della formazione di una corretta società civile ci sta un’altra istituzione: la scuola.
Perché, parliamoci chiaro, più che la famiglia deve essere la scuola a spingere le persone alla lettura.
Il punto è che la scuola non la fa, non riesce a creare spazio per la sana e dilettevole lettura, si rifiuta categoricamente di prendersi carico di questo compito.
Nelle scuole secondarie si studia antologia, che serve ad interpretare e ad analizzare un testo narrativo, tuttavia il sistema scolastico sembra snobbare alcune delle modalità più dirette e semplici per avvicinare i ragazzi al piacere della lettura.
Ad esempio? Ad esempio condurre le classi nella prima biblioteca a portata (che sia scolastica o comunale) e far scegliere ai ragazzi qualsiasi libro stuzzichi la loro fantasia, persino l’autobiografia di un calciatore.
Invece questa cosa non avviene perché i ragazzi sono immersi in un sistema marcio, datato, dove è più importante studiare “da pagina X a pagina Y perché bisogna seguire un programma” e reprimere la possibilità di far sviluppare in loro determinati interessi.
Perché il fallimento dell’“emisfero Italia”, in sintesi, sta proprio in questo, in una istituzione scolastica che non solo non è capace di ispirare all’esercizio letterario ma arriva pure a rinunciare a farlo, a spogliarsi delle proprie responsabilità, e pertanto la percezione collettiva delle persone scivola non ad analizzare un intero sistema fallimentare ma ad incolpare piccoli nuclei come le famiglie.

Ho finito.
Fatemi sapere con un commento cosa ne pensate. Condividete la mia opinione oppure la pensate diversamente?
Approfondite!

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15 risposte a "Perché gli italiani leggono poco?"

Add yours

  1. Verissimo. La scuola non incentiva affatto i bambini o ragazzi a leggere.
    Viene dato il classico libro da leggere per le vacanze che nessuno legge mai.
    Quando ero alle medie invece il mio professore di italiano portò la classe in biblioteca e ci permise di scegliere un libro da leggere. Io scelsi Il giardino segreto.
    Una volta alla settimana ognuno prendeva il libro che aveva scelto e dedicavamo un paio di ore alla lettura individuale e all’analisi del testo. Ricordo che fu una bella esperienza per tutti. Alla elementari invece la maestra una volta alla settimana leggeva un capitolo di un libro e poi ne discutevamo insieme, ricordo Marcovaldo e Harry Potter e la pietra filosofale.
    Alle superiori invece i professori davano una lista di libri tra cui scegliere per le vacanze di Pasqua, Natale e estive, e poi quando rientravamo c’era il compito in classe. Mancava la discussione ed eravamo in pochissimi a leggere le letture obbligatorie.
    A casa invece mia mamma tutte le sere prima di dormire mi leggeva delle storie ed è stato naturale per me avvicinarmi alla lettura. Non hanno mai ostacolato la mia passione, come ahimé capita spesso al giorno d’oggi.

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  2. Secondo me, oltre a ciò che hai detto, c’è un problema di fondo che verrà probabilmente risolto con le future generazioni: l’Italia ha avuto una lenta e tarda alfabetizzazione. La generazione dei miei nonni ha un’istruzione quasi sempre limitata alle elementari. Se manca una cultura della lettura, é difficile che venga trasmessa a quelle successive.
    Se consideriamo inoltre tutti i dispositivi elettronici odierni, é ancora più complicato che una persona investa il suo tempo nella lettura. Richiede infatti un ruolo attivo, mentre guardare la televisione, ad esempio, non lo richiede

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  3. Il contesto familiare credo sia molto importante, ma lo dico più che altro perché fin da piccolo sono stato sempre invitato a leggere (e ovviamente mai frenato se volevo farlo, tranne casi in cui esageravo davvero…).
    Sempre parlando solo per esperienza personale, a me quelli che sono considerati “i grandi classici della letteratura”, cioè i romanzi scritti tra Ottocento e Novecento dagli autori più quotati, non attirano per niente: questo forse è il risultato degli anni di scuola, che mi hanno fatto allontanare dal filone, imponendomelo con severità (e quelli che ho letto in generale comunque non mi sono piaciuti). Ho iniziato ad appassionarmi di poemi e di Storia solo ai tempi dell’università e per mia iniziativa, mentre negli anni scolastici soffrivo questi argomenti. Quindi il ruolo che la scuola deve assumere credo sia molto difficile da gestire nella pratica.
    In Italia ho l’impressione che ci sia un po’ l’idea che leggere libri non serva. Può anche essere vero, nel senso che ad esempio non aiuta granché se si vuole trovare un lavoro e tranne rarissimi casi non fa portare a casa uno stipendio. Questo però non significa che si debba giustificare l’essere ignoranti e privi di interessi, caratteristica che in molti casi non ci si accorge neppure di avere o, peggio, ci si vanta di avere. Per non parlare del fatto che – almeno in teoria, leggendo alcuni blog letterari mi sto ricredendo – chi legge sa perlomeno scrivere in un italiano decente, aspetto che oggi pare un optional e che invece andrebbe considerato indispensabile da una società che si reputa civile.
    Ok, probabilmente sto iniziando a sproloquiare, ma l’argomento è interessante il tuo articolo stimolante.

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    1. Credo che il contesto familiare, per quanto importante, non possa restare isolato.
      A mio avviso il ruolo che deve ricoprire la scuole nell’incentivare la lettura è minimo (ripeto, basta un libro all’anno, magari per le vacanze estive), il problema della scuola è che sembra voler a tutti i costi tenere incatenati i ragazzi: “quello è il programma, studia da pagina a pagina e prendi 9”.
      Non c’è esplorazione nel sistema scolastico, le cose vengono fatte perché vanno fatte.
      E parliamoci chiaro: proprio in quest’ottica, a mio avviso nemmeno le letture consigliate dall’insegnante vanno bene.
      La lettura è prima di tutto esplorazione, ed è per questo che nell’articolo ho scritto di lasciar scegliere liberamente, anche un’autobiografia di un calciatore va bene.

      Opinione! Grazie per il tuo intervento!

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  4. È un argomento complesso, ma hai fatto una sintesi niente male. Credo, in effetti, che anche la scuola abbia delle responsabilità, oltre alla famiglia. Penso che i genitori debbano principalmente “dare l’esempio” leggendo loro stessi, perché così i figli inizierebbero a provare curiosità verso la lettura 🙂 Poi ovviamente ci stanno anche le sollecitazioni, purché appunto non diventino costrizioni. Riguardo alla scuola, sarebbe davvero bella l'”esplorazione” alla quale tu alludi. Però sono d’accordo anche con Federico Aviano sulla maggiore difficoltà odierna – in generale – nell’invogliare le persone più giovani alla lettura… perché oggi si è abituati/e a ottenere tutto, o quasi, con grande rapidità sin dall’infanzia. La lettura è appunto un processo attivo, che richiede pure il suo tempo… Non è come guardare il video di dieci minuti su YouTube (tanto per dirne una).

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  5. La lettura se la passa molto male e i librai che conosco fanno sempre i salti mortali per permettere ai loro negozi di sopravvivere: se non ci fossero i testi di scuola da comprare, avrebbero già messo la chiave sotto la porta, secondo loro.
    Ma credo che ci sia un paradosso: le fiere del libro (Torino, Roma ecc.) sono molto gettonate, l’editoria italiana è progredita del 2,37% (secondo il sito Writer’s Dream), tutti si sono buttati su “I Medici” di Strukul, “L’amica geniale” di Ferrante e varie migliaia di persone hanno letto “5o sfumature di qualcosa”, le riviste e magazine vari si moltiplicano in edicola… ma l’Italia non legge (e nemmeno la Francia, conosco le cattive abitudini dei miei connazionali). Ci sono centinaia di premi e concorsi letterari ogni anno in Italia: quattro anni fa, presentai un manoscritto alla prima edizione di un concorso organizzato da una casa editrice e hanno ricevuto 250 partecipazioni (tra cui 67 romanzi di almeno 100.000 caratteri),ogni volta che pubblico post con delle date di concorsi, le visite aumentano di brutto, ci sono legioni di lit-blog, di autori autoprodotti e si dice che la lettura sia morta. Ma prima di scrivere, una persona è sempre un lettore, no?
    Credo che il problema sia dovuto agli ambienti familiari e scolastici: se nel primo, il libro è inesistente o non valorizzato, non puoi essere interessato. E se la scuola ti dice “LEGGI”, proponendoti libri indigesti per la tua età (esperienza personale: a 13 anni, ci consigliavano di leggere “I 3 Moschettieri”, “20.000 leghe sotto il mare”, “Notre-Dame de Paris”… sono bellissimi, ma non è l’età giusta) o, come sottolineato dal Corvo, trasforma il libro in oggetto “per avere il diploma” e diventa così un mero elemento didattico, senz’anima.
    Penso che si dovrebbe ri-educare alla lettura: non imporre Leopardi, Hugo, Borges o Cervantes al tuo figlio o al tuo studente, ma consigliare a leggere quello che corrisponde ai gusti di ognuno. Vuoi leggere il libro su CR7? Benvenga! Compri una rivista sulle moto ogni settimana, perfetto! Perché l’importante non è leggere per avere un voto, ma leggere per informarsi, saper avere una opinione critica e imparare a apprezzare la lettura.

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    1. sarò vecchio stampo, sarà il mio amore viscerale per Giacomo Leopardi, ma sono fermamente convinto che ci sono letture edificanti e necessarie alla formazione di una donna e di un uomo degni di questo nome. ci sono e basta. senza mezzi termini.

      e la scuola ha l’obbligo morale di condurre per mano i ragazzi e dare loro modo di conoscere i grandi autori. ad oggi la situazione però è totalmente degenerata, troppe schifezze antologiche con esercizi osceni ”completa con la parola corretta”, troppe lavagne multimediali e video ”Rimbaud in soli 3 minuti”.
      così non si va da nessuna parte.

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      1. Nessuno mette in dubbio che un ragazzo, durante la sua formazione, non debba affrontare determinate tematiche e determinati autori.

        Più che altro io stesso auspico che, accanto agli autori “da studiare/leggere”, si possa avere un momento scolastico in cui lo studente faccia una scelta di un titolo qualsiasi da leggere.
        Perché l’esplorazione è soprattutto ricerca di sé stesso, anche se si parla dell’autobiografia di Cristiano Ronaldo!

        [Opinione, come l’articolo del resto].

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        1. verissimo e la ricerca del proprio ”io” va sempre favorita, che si tratti di leggere un manuale di cucina o appunto una biografia di qualche sportivo. sono d’accordissimo con te.
          però.. però penso che ci sono letture che ”alzano” più di altre. ma ben venga qualsiasi tipo di stimolo, l’importante alla fine è che si legga! poi, una volta che la pianta ha iniziato a raddrizzarsi, si può iniziare a lavorarci su perchè dia buoni frutti! anche perchè è sciocco pensare che da un giorno all’altro si possa apprezzare uno scritto ”alto”, se fino al giorno prima non si leggeva neanche la lista della spesa..

          ovviamente anche le mie sono sempre opinioni.. che per me sono valide come verità! hahaha, ma questo è un discorso a parte. sono fatto così, non per nulla quando dico ”penso che” poi uso l’indicativo. lo sottolineo onde evitare che possa passare per errore! ci mancherebbe altro! niente errori, sono solo io che credo molto nel mio pensiero. giusto o sbagliato che sia..

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  6. il degrado culturale legato al totale disinteresse nei confronti della lettura non ha una causa prima unica ed organica. magari l’avesse.. sarebbe sicuramente più semplice sradicare le pessime abitudini. ecco, forse tuttavia si potrebbe partire da questa breve parola. ”abitudini”. leggere, avere la bramosa necessità interiore di far scorrere gli occhi su segni impressi da qualche parte è questione di abitudine. abitudine all’intrinseca bellezza e magia celata nella possibilità di cogliere un senso in alcune linee storte riunite da invisibili fili.. abitudine al silenzio, necessario, imprescindibile compagno di letture ”sentite”, ché i libri ti parlano nel silenzio.. abitudine a non correre, non si corre sulle pagine, le rovini, le imbratti di triste fretta, sempiterna pessima compagna.. abitudine alla povertà, si vive la lettura solo con gli occhi della mente, nessun suono a riempirti le orecchie, nessun gusto a pizzicarti la lingua, nessun alito di vento a solleticarti il collo. eppure questi vi sono comunque, giocano a nascondino tra le parole, aspettano solo di essere trovati.. abitudine alla ribellione, ché in un mondo incateato e felice della prigionia, nessuno ha il coraggio di comprendere che le chiavi della libertà sono proprio lì, ad aspettare che qualcuno le colga con gli occhi..

    fatto il mio breve intervento lirico, passo la parola alla parte meno eterea della mia persona, e sottolineo che sarà ben difficile cambiare la situazione in questione, almeno fino a quando scuola, famiglia e società non trovino un comune accordo per garantire educazione e cultura a tutti, spostando nuovamente l’interesse collettivo su quelle che sono le vere ricchezze del nostro mondo, cioè le creazioni artistiche e letterarie dell’animo umano.

    ma le mie forse sono solo le farneticazioni di uno studente specializzando in germanistica antica e medievale, col sogno di diventare insegnante di lingua e cultura tedesca, e terribilmente mortificato da quello che vede giorno dopo giorno in università, per le strade, in televisione. i nostri coetanei mi rattristano in modo particolare, privi di qualsivoglia stimolo culturale. non tutti, ovviamente. ma una noce sola nel sacco non è poi particolarmente rumorosa, come si suol dire..

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