Sapkowski vs CD Projekt: chi ha ragione?

Sapete, non vi ho mentito quando nello scorso articolo mi sono autodefinito “nerd ventitreenne” senza speranze. A questa definizione inoltre aggiungerei anche “vecchia scuola”, dato che oggi il termine in questione vuole a tutti i costi indicare una vasta fetta di idioti che si definisce tale solo perché gioca a Fortnite o a Fifa.
Gioco ai videogiochi (non sono nerd solo per questo) e vi rivelo che da tempo ho un progetto per il blog che riguarda una rubrica che collega la narrativa e la materia videoludica.
Parleremo di videogiochi e narrativa, sì, ma sotto spoglie totalmente diverse da quelle pianificate: la parola del giorno di oggi è “rimpianto”, signori, uno spettro che ti distrugge l’anima e ti annega in un mare di inutili prospettive passate.
Oggi la mia musa speciale, una insopportabile Ciri nera e politicamente corretta, mi farà narrare l’epico conflitto mediatico (e legale) che negli ultimi giorni ha visto come protagonisti lo scrittore polacco Andrzej Sapkowski, autore della saga di Geralt di Rivia, e CD Projekt, casa di sviluppo che ha prodotto i videogiochi di The Witcher.

1999674.jpg
Il Geralt della CD Projekt.

LA CRONACA. Questa settimana negli uffici amministrativi della CD Projekt erano molto esaltati e per i motivi giusti, direi: Cyberpunk 2077, la loro nuova creazione (ispirata al gioco da tavolo Cyberpunk 2020, ndr) è riuscito a creare un hype pazzesco nell’E3 2018 di Los Angeles, quando è stato svelato per la prima volta il trailer ufficiale più uno scorcio del suo gameplay.
Emozioni assolutamente giustificate, dato che si può dire che Cyberpunk 2077 sia uno dei titoli più attesi dell’anno prossimo.

Di certo però quelli della CD Projekt non si aspettavano che l’euforia generale potesse essere interrotta da una lettera.
E non una lettera qualsiasi, occhio: la firma porta il nome di Andrzej Sapkowski, un nome molto noto in Polonia e ancora più conosciuto negli uffici di Varsavia.
In questa lettera c’è una precisa richiesta: l’autore della saga di Geralt di Rivia ha chiesto un risarcimento di royalties aggiuntive pari a 16 milioni di zloty (14 milioni di euro) nei confronti di CD Projekt, che allo strigo e al suo mondo ha dedicato una serie di videogiochi col titolo di “The Witcher”.

Ora i lettori non videogiocatori penseranno che in fondo è giusto che un autore chieda soldi ad una azienda per i diritti di una propria opera.
Nulla di sbagliato, magari la questione è anche supportata da ottiche di natura legale, e pertanto la richiesta è legittima.
Nel caso dello scontro Sapkowski-CD Projekt, però, bisogna utilizzare una lente di ingrandimento che possa farci andare indietro nel tempo.
Precisamente a tredici anni fa.

sapkowsk.jpg
Andrzej Sapkowski, autore della Saga di Geralt di Rivia.

“IL CASO SAPKOWSKI”. Andrzej Sapkowski nel 2005 era uno scrittore molto famoso in Polonia e che pian piano si stava facendo conoscere anche nel resto del mondo.
Di Geralt di Rivia se ne stavano innamorando tantissime persone, a tal punto che molte aziende incontrarono Sapkowski per un riadattamento. Oggi, quando parli di “riadattamento” pensi direttamente al cinema o alla tv e guardando i tempi odierni è normale, dato che l’industria cinematografica macina sempre più grossi numeri, a livello produttivo.
Il caso di Sapkowski fu diverso, però, perché lo scrittore polacco nel lontano 2005 incontrò i rappresentanti di una piccola casa specializzata nella produzione di software, di nome CD Projekt.
La proposta di CD Projekt? Creare dei videogiochi incentrati sul personaggio di Geralt di Rivia.
Ecco, videogiochi.
Andrzej Sapkowski odia i videogiochi. In una intervista vecchia ha infatti dichiarato che una volta si ritrovò a sparare a dei marziani, cosa “stupida” per lui, meglio vodka e carte.

CD Projekt gli offrì una percentuale sui guadagni complessivi delle future vendite di “The Witcher”, ma Sapkowski restò fermo sulle proprie posizioni, quindi si adottò un’altra strada: la house software polacca, dopo un lungo tira e molla, accettò di pagare una cospicua somma (mai specificata) per i diritti dell’opera del’autore e, in cambio, da quest’ultimo avrebbe ricevuto completa carta bianca sulle storie da scrivere per i videogiochi, senza alcuna influenza esterna.
Il più soddisfatto fu Sapkowski, e non solo per aver intascato un bell’indennizzo, a suo dire: lui non credeva affatto al progetto di quella piccola casa di produzione del suo stesso paese e nemmeno alla prospettiva di un investimento su dei videogiochi, pertanto riteneva di aver ricevuto un bel regalo, soprattutto dal punto di vista economico.

Per due anni in effetti la ragione fu apparentemente dalla parte di Andrzej Sapkowski.
Il colpo di scena avvenne nel 2007: il primo gioco della saga di “The Witcher” uscì, finalmente, conquistando i gamers e riuscendo a vendere ben 1,2 milioni di copie.
Il boom del progetto di CD Projekt non finì lì: “The Witcher 2: Assassins of Kings” ufficializzò 8 milioni di copie vendute nel 2014, mentre il mastodontico “The Witcher 3: Wild Hunt” ne annunciò ben 10 milioni solo nel 2016 (ad un anno dalla sua uscita).

Da questi successi nascono le sempre più pressanti richieste di indennizzi da parte di Sapkowski, tra cui questa più recente.

unnamed-2.jpg
I libri della Saga di Geralt di Rivia.

COSA NE PENSO. Finora ho riportato fatti e vicende del loro scontro, e ora mi piacerebbe poter dire la mia.
Chi ha ragione?
Io adoro Sapkowski. Lo amo come autore, ammiro alcune sue idee (il fatto di essere assolutamente contrario alla creazione di fan fiction su Geralt), e mi ha impressionato come lui abbia dato un nuovo volto al materiale folkloristico polacco (ne ho parlato qui).
Con lui concordo persino quando alla tipica domanda <<i videogiochi ti hanno reso famoso?>>, lui risponde seccamente <<tanto quanto i miei libri hanno aiutato i videogiochi>>.

Nonostante questo, trovo sia inutile da parte dell’autore bersagliare CD Projekt per la natura dell’accordo siglato nel 2005: non è tanto il successo dei “The Witcher” o il fatto che sia passato tanto tempo, il vero errore di Sapkowski è stato in sostanza non pensare sulla linea di prospettive future, accontentandosi di intascare una somma che gli avrebbe lasciato palesemente l’amaro in bocca.
E lui lo sa, lo sa benissimo quanto da un punto di vista legale le azioni che sta portando avanti saranno povere di successo.
Lo sa perché lo ha dichiarato lui stesso: vi consiglio di leggere ATTENTAMENTE questa intervista su Eurogamer.it, e non solo per i particolari divertenti di quanti sia amico con Martin e beva con lui “quantità inimmaginabili di birra”. Lui si definisce “stupido” per come ha portato avanti la trattativa e ha palesemente paura di essere dimenticato a causa dei videogiochi.

D’altra parte è CD Projekt stessa che cerca di venire incontro a Sapkowski, avendo dichiarato in settimana che è preferibile trovare una soluzione amichevole: del resto sono ben consci che le frizioni con l’autore originario dello strigo possano far male a livello mediatico, no?

witcher_games_cover_art.jpg
I tre “The Witcher” della CD Projekt.

CONCLUSIONI. Come scritto sopra, la parola del giorno oggi è “rimpianto”.
Perché lo ha dichiarato lo stesso Sapkowski non solo con le sue azioni, ma con le sue stesse parole.
E voi? Come la pensate? Concordate con le richieste di Sapkowski o no?
Fatemelo sapere con un commento!

Anche oggi ho superato le mille parole, è una nuova tendenza e non c’è nessuno che possa fermarla (neanche io).
Da Corvo è tutto e noi ci becchiamo come sempre alla prossima!

7 risposte a "Sapkowski vs CD Projekt: chi ha ragione?"

Add yours

  1. Un contratto è un contratto. Se Sapkowski non ha saputo intuire la potenzialità del progetto, anzi ha rifiutato una percentuale sui guadagni che gli era stata offerta, cavoli suoi. Col senno di poi sono buoni tutti.

    Piace a 2 people

    1. “Contrattino o meno”: la legge è l’unica linea di demarcazione tra il cosa si può fare e cosa non fare senza dubbi, senza ambiguità, concordato tra due parti e, soprattutto, a priori. Quel “contrattino” serviva proprio a evitare una situazione del genere, ovvero che si svegliasse una mattina battendo i piedini sul pavimento e dicendo “gne gne, ho cambiato idea gimme da money”. Un comportamento davvero immaturo, bigotto (credere di essere ancora nel medioevo e fare ciò che si vuole, per non parlare del “ke skifo i videogames”) e anche incoerente (non ti piacciono i videogames? Bene, chissene, ma allora perché hai venduto i diritti in origine se li odi così tanto?). In ogni caso, verrà sicuramente accontentato: per sua fortuna esiste internet e bisogna sempre accontentare gli umori del popolino. A nessuno fregherebbe che possa essere potenzialmente violato un contratto, ma basta gridare allo scandalo dell’autore privato dei suoi “diritti” sui videogames per creare cieca indignazione, prima di ogni approfondimento legale sulla questione.
      Dal mio punto di vista, senza contratto davanti anche le nostre supposizioni o opinioni sono abbastanza inutili, ma ripeto che tanto finirà solo e unicamente per non scalfire l’immagine della casa videoludica.

      "Mi piace"

      1. Beh, i contrattini non sono sacre scritture. Si possono invalidare, rescindere, da essi si può recedere. In ogni caso, non cambiano il fatto che il mondo di The Witcher appartenga al suo autore. Il resto sono parole, secondo me. Si può parlare di ignoranza, bigottismo, popolino, indignazione (dall’alto di cosa, poi, non so), ma resta il fatto che c’è chi ucciderebbe per le proprie “creazioni”. Altro che contrattini.

        "Mi piace"

        1. Ma è ovvio che idealmente è giusto che lui decida per la propria opera, ma viviamo in un mondo regolato da leggi e contratti. Se non gli stava bene, si svegliava un attimo e ci pensava meglio, nessuno gli ha puntato una pistola alla tempia per firmare. Non è che se un artista vende il proprio quadro (tramite contratto di vendita), si sveglia dopo qualche anno, per qualsiasi motivo, perché lo rivuole indietro. Deve un attimo fare i conti con un accordo prestabilito, o no? Non capisco perché ignorare il contesto in cui viviamo, ma va bé.
          In ogni caso, rimango dell’idea che noi non abbiamo davanti il suddetto contratto e quindi possiamo parlare solo per ipotesi ed è inutile prendere parti. Forse salterà fuori qualche incongruenza, forse c’è una scappatoia, una clausola, chi lo sa. Certo, i contratti si possono recidere per diversi motivi, ovviamente non sono sacre scritture e nessuno ha mai detto ciò. Bisogna giusto ricordarsi e considerare che nel momento in cui tu firmi, ti assumi tutte le responsabilità e conseguenze di ciò che il contratto contiene. Perché i “contrattini” possono essere recisi, ma spesso con penali anche belle salate, soprattutto quando si parla di ingenti somme di denaro. Ripeto, non abbiamo il contratto davanti e non possiamo parlare con certezza, si sta parlando sostanzialmente di aria fritta. L’autore rimane comunque molto immaturo nel suo atteggiamento.
          In ogni caso non ne ho idea, la gente si indigna molto facilmente, anche quando non dovrebbe :).

          "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: